Archivi del mese: settembre 2009

Il cimitero dei libri dimenticati


Anche noi abbiamo un “Cimitero dei
libri dimenticati”
! Cito Carlos Ruiz Zafòn che ne “L’ombra del
vento”
parla di un enorme biblioteca ( a Barcellona) conosciuta da
pochissimi uomini, ma che molti anni prima era stata usata come
rifugio per tutti quei libri destinati ad essere distrutti. Chi
voleva conservare un libro lo portava lì, con la speranza che un
giorno qualcun’altro lo adottasse.

Citando questo luogo sottolineo la
parola “cimitero”. Infatti ogni volta che vado nella “mia”
biblioteca non c’è anima viva! Poveri libri, abbandonati alla
polvere e ai soliti scaffali. Anche a loro farebbe bene ogni tanto
essere sfogliati e spostati.

Per continuare la descrizione di quel
luogo (quello di Zafòn) aggiungo che una volta entrati (fortuna di
pochi) si può ammirare un labirinto infinito di scaffali zeppi di
libri, l’attento custode, e sentire quell’odore inebriante che
aleggia nell’aria di ogni biblioteca ( la voglio anche io una
biblioteca così!!!!) Chi varca la soglia per la prima volta ha il
privilegio di scegliere un libro qualsiasi e portarlo a casa,
promettendo di non abbandonarlo mai. C’e chi dice che in realtà non
sei tu a scegliere il libro ma è lui a scegliere te. Con questa
ultima frase mi ricollego al “mio” cimitero di libri dimenticati.
Infatti, l’anno scorso, scorrendo gli scaffali ho notato il libro
“L’ombra del vento”. Non l’avevo mai visto né sentito e senza
tanti complimenti l’ho preso. L’ho letto tutto d’un fiato e mi è
piaciuto. Adesso mi chiedo “E’ stato lui a scegliere me?”. “Si!”

Possiamo quindi affermare che c’è
qualche affinità tra “il cimitero dei libri dimenticati” di
Zafòn e "il cimitero dei libri (assolutamente) dimenticati” di
Licodia. Una magra consolazione. Avrei preferito l’originale di
Barcellona, con tutti i suoi libri e i suoi misteri (e pure tutta la
polvere, chi se ne frega) ma chiedo troppo.

Annunci

La bolla




"La stanca estate china il capo


specchia nell’ acqua il suo biondo volto.


Erro stanco e impolverato


nell’ ombra del viale…"
                              
                                     (Herman Hesse)

Domani lascerò questo luogo che per troppi anni ho odiato e che adesso amo come non mai.

Oggi pensavo che in realtà lo vedo più come una
bolla in fondo al mare. Sott’acqua non si riesce a respirare per un
lungo tempo, ma si sente il bisogno di risalire a galla per riprendere
fiato. Anche se preferiresti rimanere a contemplare i fondali marini,
anche se ti sforzi di resistere un altro pò, non puoi fare a meno di
riemergere. Così si comporta l’essere umano. Vorrebbe semplicemente
fermarsi a guardare la vita. Per pochi attimi vorrebbe osservarne i
cambiamenti, annusarne la sostanza. Vorrebbe anche volgere uno sguardo
alla propria esistenza, chiedersi se vale la pena continuare a vivere
così. Ma non può permettersi una sosta, perchè la vita non indugia come
vorrebbe fare l’uomo ma continua, e se possibile, più veloce di prima.
Ti travolge in un turbinio di emozioni, parole, fatti, risate,
malinconie. Ti soffoca. Non ti concede il tempo di fermarti, e se lo
fai non ti aspetta, ma continua il suo giro, e tu, perdi il tuo. Così,
con gli occhi bassi, non ti resta che buttare la testa fuori dall’acqua
e guardare la solita superfice luccicante che cela ciò che cerchiamo.

Ma
qui, qui non è così. E’ una bolla. Una splendida bolla. Ti permette di
studiare ogni piccolo ciottolo marino, ogni alga, ogni pesce. E non
devi preoccuparti di risalire e respirare. Sei sospesa al di sopra di
tutto. La vita prosegue, ma non ti travolge. Sei invisibile. Ti scansa,
e tu puoi finalmente guardarla senza paura di soffocare. Quasi niente è
privo di rischi, e in questo caso il rischio più grande e accorgerti
che hai sbagliato troppe volte. Guardare la tua vita e non vedere
nulla. Solo vento e pioggia. Ne vale la pena? Me lo sto chiedendo. Per
lo meno ti sei fermata. Hai osservato e ammirato i piccoli gesti e i
vecchi ricordi, ma anche (e soprattutto) le parole spente e i
sentimenti ormai morti. Ti sei vista cambiata, apatica, cinica, non ti
riconosci più. Ne vale davvero la pena??…Chissà..
.