Archivi del mese: novembre 2010

Tutto va a rotoli.

Rotolavano i miei pensieri e per poco rotolavo pure io. Riflettere e provare determinate sensazioni quando si cammina è pericoloso, infatti oggi rischiavo di cadere. Ma come non pensare dopo aver avuto un dialogo apparentemente normale? Le mie paure alla fine si sono quasi realizzate, possibile? Temo che ormai le nostre strade siano diventate come due rotaie: corrono ma non si sfiorano, vivono ma non si incontrano. Se ci penso provo una terribile nostalgia. Con grande stupore non avevo ancora realizzato quanto mi mancasse, ma stasera ho capito due cose: la prima è che devo perdermi di meno tra i miei pensieri quando cammino, la seconda è che devo spingere queste rotaie a incontrarsi più spesso. So che non sarà come prima, so che le nostre strade adesso sono diverse, so che sarà difficile, ma non posso permettere che questo nuovo tempo ci cambi totalmente. Almeno di una cosa sono sicura: se il mio tentativo va male allora non c’èra niente di vero.

Annunci

Monologo

“Ci sono periodi strani. Periodi che non sembrano inglobati dentro questo tempo fittizio, ma staccati e penzolanti. E’ in questi periodi che ci fermiamo a riflettere sulla vita in generale. In realtà a me queste parentesi capitano sempre, la bravura sta nel far finta di nulla. Mi limito a osservare con distacco le giornate, sentendomi quasi un pupazzo mosso da fili invisibili. Mi alzo dal letto sottomessa a un ordine psichico categorico, cammino per inerzia, mi alieno per non pensare. L’insensatezza della vita quotidiana diventa un peso che non riesco a sopportare. I dubbi si fanno mattoni, i sensi di colpa aculei graffianti. L’incapacità di non saper cambiare la situazione è intollerabile. Tutto questo è alquanto triste. In realtà non mi dovrebbero concedere un piagnisteo per questa insipida esistenza che è la mia vita, quando c’è chi possiede solo se stesso e forse nemmeno. Eppure la mia condizione è talmente squallida da non disporre della forza indispensabile per una svolta concreta. Mi rivedo sempre più nel personaggio di Pascal, o meglio, nella maschera nuda di Pirandello: vedere le contraddizioni della società ma non avere la forza o le capacità di azzerarle. I continui turpiloqui con la mia mente mi rendono chiaro che non è leale crugiolarsi in questa condizione, e il senso di colpa che ne scaturisce è uno dei motivi per cui non riesco a sopportare il mio riflesso su uno specchio. Ho provato spesso a spiegarlo con le parole ma non ho mai avuto successi considerevoli. E’ come un veleno continuo che intacca le membra e le imbeve di dolore, un dolore sottile e terribilmente lento. Ti ferisce a poco a poco. Nessuna parola se non “veleno” esprime al meglio quell’umore così nero che ha trovato tana dentro me. Ho parlato di insensatezza della vita quotidiana e di incapacità nel cambiare tutto questo, ma ho tralasciato di esprimere un altro tipo di esistenza futile, che è la mia. Mi vedo senza volto, senza corpo, senza cuore. Per le strade buie cammina un’ombra, cammino io.” (P. E)


Uomini-bestie.

Lezione di filologia romanza, discussione sulla situazione medievale e quindi sul vassallaggio. Sappiamo che esisteva una specie di piramide in cui il sovrano donava appezzamenti di terra al vassallo che a sua volta ne donava uno al vassallo minore ecc ecc. Il cavaliere era un uomo totalmente libero, al contrario dei servi della gleba che erano destinati a rimanere nel luogo in cui nascevano. Poi ovviamente l’appezzamento di terra era munito di UOMINI e bestie. Fino a qua ci siamo, niente di anormale, niente di nuovo (o quasi). Ma la frase della prof. riferita ai servi inclusi nel terreno che più mi ha colpita è stata: “Ecco, vediamo una specie di sistema progredito del bestiame che viene ceduto assieme alla terra”…Dopo cinque secondi di perplessità mi sono chiesta cose ci fosse di progredito nel sistema che usa uomini ceduti come bestie insieme alla terra. E la risposta non è “al contrario degli animali usano la ragione e lavorano meglio”.


Case dolci case

La propria casa è sempre piacevole, ma adesso mi ritrovo a chiamare casa ben due luoghi diversi: il primo è quello secolare, il secondo è il neo-appartamento universitario che ormai è diventato “casa nostra” e non “cosa nostra”, infatti ciò lo dimostra il fatto che esistono regole non rispettate da nessuno. Il primo è tranquillo (a parte quando la madre urla, e lo fa spesso), il secondo è calmo solo quando si dorme. Nel primo guai a chi lascia un calzino sporco sul pavimento, nel secondo invece ogni giorno viene allestita la vendita dei calzini usati e sporchi. Ma andiamo al sodo: la casa natia è abbastanza nella norma, la casa acquisita da poco tempo sembra invece la magica sala delle pozioni e degli incantesimi! Ma no, che dico, è un posto così tranquillo e non succede mai nulla di interessante! Gechi morti e spiaccicati sulle striscette da ceretta? Mai visti! Pile di luride tovaglie dentro i cassetti? Quando mai! Spostamenti notturni di letti per accogliere ospiti sbucati dal soffitto? Mai fatto! Martellamenti mattinieri e notturni? Laghi in cucina? Montagne di piatti e pentole sporche solo per una cena? Avere almeno una volta al giorno l’impressione che sia passata un’orda di barbari? Corse sfrenate in salotto? Pupi di pezza che volano per aria? Sacchi della spazzatura lasciati in un angolo del balcone a imitare le discariche di Napoli? No no e no! Cose del genere non sono mai successe, casa mia, anzi nostra, è talmente pulita e tranquilla da essere quasi noiosa! 😀