Sono nuvole grigie, rovine antiche.

E sono nuvole grigie, ferme sopra teste vaganti. Pioggia fredda cade come sfogo invernale.
Nulla sembra cambiato sotto gli occhi di un bambino che gioca a costruire un mondo nuovo.
Le stagioni lo accompagnano, si susseguono a ruota libera senza dar peso alle vecchie convenzioni.
Eppure lanciando uno sguardo all’orizzonte qualcosa è cambiato.
Gli occhi si chiudono alla luce del sole, riarsi da emozioni che è impossibile contenere.
La mano stringe la terra. Si, sono ancora qui.
Boccioli di fiori aspettano di nascere, impazienti di riscaldarsi sotto i raggi di un tiepido aprile.
Le speranze sembravano solidi pilastri a sostegno di un castello infinito.
Crepe di insicurezza erano invisibili a quegli occhi accecati da illusorie verità.
Soffia il vento, spighe di grano muovono sinuosamente la loro cima verso ovest.
Crollano speranze sotto un cielo sempre più azzurro.
Le rovine di un vecchio castello sono ricoperte da terra e polvere,
ma le stagioni continuano il loro continuo corso.
Un nuovo mondo è poggiato su un piedistallo di cristallo.
Pezzi di antiche costruzioni sono state dimenticate agli angoli del mondo,
ma il bambino è ormai stanco di giocare a inventare un mondo nuovo.

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