Archivi del mese: aprile 2013

Discorsi inutili tra quattro mura senza finestre.

<< Dopo il freddo e l’impassibilità cosa è successo.>>
<< Dolore…misto a freddo, che poi diventa caldo. E’…è possibile? E’ possibile sentire tanto dolore dentro da percepire neve in fiamme che brucia ogni cosa…?>>
<< Si, è possibile. La sensibilità acuisce tutto alle volte.>>
<< E onde. Enormi onde che ridonano libertà a tutto lo schifo arenato da qualche parte. Acqua e fuoco. Onde da destra e una pioggia di fuoco proveniente da sinistra. Cosa succede dopo? Esplosioni, rumori assordanti. Si chiederà perché l’acqua stia a destra e il fuoco a sinistra. Sinceramente non lo so nemmeno io, ma ogni tanto sento il bisogno di dare nomi e posizioni alle cose. Forse per toccarle più da vicino. Forse per avere qualcosa da prendere e lanciare via con una forza bruta immaginaria, che così diventa meno immaginaria, e quindi più mia. E forse più vera. Non lo so, è lei lo psicoanalista.>>
<< Continui.>>
<< Ha mai avuto delle certezze? Dei punti fermi, suoi, a cui aggrapparsi con le mani insanguinate urlando che lì può succedere la qualunque, ma tutto sarebbe andato bene grazie a quei punti, quelle certezze inamovibili che, crollasse il mondo, rimangono lì come ponte tra due burroni. Di sicuro lei ha delle certezze, chi meglio di lei…>>
<< Si, più o meno credo di possedere certezze, altrimenti non starei qui a pungolarla e, soprattutto, ad aiutarla. Ma mi dica, dove vuole arrivare?>>
<< Non ho più certezze. Sa, sono stato sempre fragile, e la forza spesso viene a mancarmi. Ma le certezze, anche se poche, mi hanno guidato. O forse è meglio dire che sono state delle fermate dove rifocillarsi per ripartire. Adesso, o forse da sempre, non ho più certezze. Quando ero giovane mi ritrovai più volte a chiedermi come facesse la gente a credere fermamente in qualcosa senza lasciarsi abbindolare. A me capitava spesso di non riuscirci. Mi sentivo sbagliato. Non credevo in quello in cui credeva la gente. A volte non credevo in niente. Poi ho scoperto che la gente lo fa solo per non guardare negli occhi questo mondo schifoso, e allora butta anima e corpo in qualcosa. No, forse è solo patrimonio genetico. Forse è solo innatismo. A me guardare negli occhi il mondo in realtà piace. Non mi fraintenda, non è un piacere masochista! Ma sa, guardandolo negli occhi a volte capita di sentirsi di nuovo vivi. Non so se mi spiego…>>
<< Si spiega perfettamente.>>
<< Meglio così. L’uso delle parole è così complicato quando è disturbato dall’inferno che sentiamo dentro! A volte mi chiedo cosa abbia senso davvero. Anche adesso, questa discussione, ha senso? C’è un enorme muro davanti. Non esistono rotaie interminabili, né paesaggi sterminati, o ruscelli ai mari. E’ come se il mondo fosse finito. E quel muro è la fine. Il resto perde di significato quando il futuro non c’è più. Da qualche parte leggevo che è proprio grazie al tempo e alla prospettiva di un futuro che l’uomo riesce a superare i momenti negativi, le disgrazie e tutto il resto. Ma se il futuro non ci fosse più o, peggio ancora, la possibile idea di un probabile futuro o la competenza di poterlo immaginare fosse morta per sempre? Rimane solo il passato, il passato che fagocita il presente, il presente che non tende a nulla, e tutto allora si spegne in un incendio di dolore…>>
<< Non lo sa che i muri sono fatti per essere abbattuti? E le rotaie per essere costruite, e i ruscelli per essere seguiti?>>
<< Non si dovrebbero abbattere i muri quando aldilà non c’è più nulla… Mi sono perso. Mi sono perso per sempre. E da un po’ ho la certezza di non essermi mai trovato davvero. Per tutta la vita ho seguito indizi, abitudini forse, illusioni. Ho creduto di possedere certezze. Adesso ho solo fumo, e l’arrosto non l’ho nemmeno visto. Sa come si dice, anche lo sguardo vuole la sua parte. Ma qui nessuno ha avuto ciò che si merita. Non ho mai capito perché quando perdi qualcosa paradossalmente ti senti più pesante. Ho perso parecchie cose ultimamente, certezze, calore umano, persone, chili! Ma a stento riesco a camminare con la schiena dritta. Ma tutti questi discorsi… tutti questi discorsi sono inutili…
La verità è che ho paura di me stesso, di quello che posso fare e, soprattutto, di quello che non posso più fare o, e questa cosa mi turba parecchio, non ho mai saputo fare. Ho mai provato davvero? Ho mai creduto davvero? Ho mai salutato qualcuno davvero o perché lo volevo? Ho mai sperato in me stesso, davvero? Sono mai stato qualcuno davvero? E soprattutto, diamine, o mai amato davvero? Sono capace di amare davvero…di non pensare solo a me, di spendermi totalmente in qualcun altro? Mi aiuti… Non sono venuto qui perché penso che lei sia capace di farmi credere in qualcosa, di farmi amare davvero, di farmi abbattere qualche muro o tutto il resto. Sono qui affinché lei mi indichi una luce lontana per riprendere la giusta strada, per dissipare qualche dubbio, per capire finalmente quanto io sia egoista e inutile, per afferrare la mia essenza vigliacca e sterile e abbracciarla con calore. Vivrei meglio così, nella consapevolezza di non essere capace di amare e di vivere. Finalmente riavrei indietro una certezza sulla tomba delle vecchie che mi ero illuso di possedere. Quindi mi aiuti!>>

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