Una porta (soc)chiusa ai confini del sole.

“Una porta socchiusa ai confini del sole, che da verso la libertà”. Questi giorni rappresentano un ritorno al passato.  Cartone della mia infanzia, amavo la sigla, le parole, la musica. Dopo anni, dopo averla ascoltata di nuovo, quasi mi sciolgo. E adesso quelle parole assumono significati che mi portano in un altro mondo. Datemi un modo per arrivarvi, uno solo, e partirei senza voltarmi. Una porta socchiusa ai confini del sole, già il titolo regala speranza. Una porta non chiusa, ma socchiusa, tocca a te spalancarla. Non una porta qualsiasi, ma “ai confini del sole”. Sole, luce, speranza. Ricordo che da piccola mi lasciavo cullare da queste parole, quasi senza capire il significato vero, ascoltavo, intuivo qualcosa, ma cosa? E adesso quell’intuizione si fa strada razionalmente. Ognuno di noi ha una sua porta socchiusa ai confini del sole, una porta che apre alla felicità, a noi stessi, che apre alla possibilità di toccare non un cielo con un dito, ma di alloggiare su questo stesso cielo così carico di speranze.  “Per tagliare il traguardo devi alzare lo sguardo e sentirti sicuro…” Nonostante le difficoltà, la notte cala lasciando in noi la promessa di una serenità futura.  Promessa infranta. La verità  che mi appariva razionale in realtà diventa irrazionale. Comune a noi rimane solo la speranza di una porta socchiusa. Ma la vita è dolore, è caso, è andare a letto sereni e risvegliarsi nel nulla. La vita è il silenzio prima della tempesta, e la tempesta in arrivo.  La vita ci prende come vuole, ci strappa ciò che vuole, certezze e sogni. Ci illude mostrandoci una felicità agli angoli del sole,  e poi le da fuoco davanti i nostri occhi.
In fondo, anche le più belle favole, anche il più leggero film d’animazione, ha in sé significati che accogliamo con gli occhi della verità anni dopo, stupendoci delle sfaccettature, della bellezza profonda; verità spoglia da futili orpelli, nuclei di vitalità pura e sincera. Rimane la malinconia che subentra dalla consapevolezza, ormai radicata, che la vita è quel nucleo non più puro, ma corrotto, e incrostato da meschine e dolorose pennellate; la certezza che vivere altre vite, vivere la bellezza di una storia ideale, è possibile solo nella nostra fragile mente. Ma tornare a timbrare il cartellino della nostra grigia esistenza è d’obbligo.

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