Soffocare.

Immobile il cambiamento che aspetto. << Si è forse fermato a guardare gli orologi della stazione? E le lancette che tic e tac si spostano avanti, avanti, sempre più avanti? Si è forse incantato a osservare l’erba che in mezzo a tanto grigio oscilla leggera, mentre pochi secondi fa era rigida, quasi finta?>>. Fuori sembra già primavera. Ma non ci sono primule coraggiose tra le aiuole in strada, nei giardini e nelle villette, non c’è nessun rinnovamento, nessun cambiamento. Vocio di gente. I rami fuori dalla finestra sussultano scossi da un pacato vento che non sa se andare via o se aumentare la sua potenza. Verdi foglie, sempre verdi, deridono l’alberello secco e vuoto di foglie gialle che, solo, aspetta anche esso la primavera, la primula, il cambiamento. Imperterrito sta lì, dritto dritto, e osserva l’austero edificio della letteratura e dell’antico voto. Cinguettio di uccelli, motori di macchine. Tutto va come deve andare, lì fuori. Qui dentro niente va come dovrebbe, nel silenzio di una stanza illuminata da una luce troppo bianca che funge da specchio al contrario, quasi a transfigurare l’opaco e il cupo in luce. << Insomma, mi sono dilungato in altre descrizioni, ma questo cambiamento non ha un orologio con se? Sono le sei, ho fatto il the, avrà fame dopo tanta strada. Forse si è fermato a prendere cornetto e cappuccino, o forse si, starà leggendo una rivista. No, è più un tipo da enigmistica>>. Tic e tac. Il tempo scorre anche qui. Bambini giocano con acqua e sapone, e le bolle arrivano fin qui. Dalla finestra ne vedo una enorme e luccicante, chissà quanti mondi racchiude dentro. E poi eccola, a ballare con il vento danzando nelle correnti d’aria. E’ resistente, guardala come si diverte, e vola sempre più in alto, e da enorme quale era inizia a rimpicciolirsi, sempre di più, e poi beh, anche lei scoppia, come tutti prima o poi. Una bolla. Una bolla come la vita, che si stringe addosso, prima un po’, poi ancora, e lo spazio si fa più piccolo, e l’aria sembra mancare. Una bolla, si, la vita potrebbe essere una bolla.

Piena di specchi e di riflessi che, stringendosi, ci costringe a guardare la propria immagine, i propri errori e le proprie incapacità, tutte le volte che abbiamo voltato le spalle a tante cose, che non abbiamo stretto quella mano, che abbiamo mollato tutto troppo presto <<Non voglio guardare i miei occhi! E nemmeno il mio naso, abbastanza bruttino. E che capelli ho oggi? E quello, quello chi è? Ma come chi! Quello che scappa!>>.

La vita però no, la vita non scoppia come una bolla. Fa un altro gioco, si restringe così tanto che alla fine non vedi più nessuna uscita d’emergenza, nessun kit di sopravvivenza. E non perché non esistono più. Sono ancora lì, solo che non li vedi. Si arriva al punto di non ritorno, e lì non puoi fregarla più. Rimani dentro una bolla che ha ormai la tua forma, e sei costretto a guardare in ogni momento i tuoi difetti in versione zoomata. L’esterno conta ben poco, sei così preso dalla tua bolla che niente sembra sfiorarti davvero. << Manca un po’ l’aria dentro questa stanza, non credete? Ma insomma, sono stanco..quando arriva…?>>

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