Archivi del mese: giugno 2014

Sentirsi a casa.

 

<< Se non hai fiducia in te stessa raramente riuscirai a fare qualcosa per gli altri…>>

Era primavera, apparentemente. Dentro il mio cuore, però, sostava da anni l’autunno. Quel periodo che è ma non è. E’ l’attesa di qualcosa che deve ancora venire, l’attesa che regala gioia, ma non è ancora nulla, è il vuoto che non stringe niente.

<< Ti sembra impossibile, lo capisco, ma io credo in te, se non lo fai tu…>>

Le stelle brillavano, forse. In quella stanza brillava solo lo schermo del computer acceso. Le mie braccia stringevano un cuscino. I suoi occhi brillavano nella penombra, accompagnati da mani che ballavano freneticamente.

<< E’ capitato anche a me, sai? Ero come te poi…poi sono arrivato al limite, e ricominciare è stata dura. Ma adesso sono qua…>>

Sorrise. Qualcosa cadde dai miei occhi. Tonfi sulla coperta del divano. Lacrime? Forse.

<< Sii te stessa, il resto verrà da sé. Quando credi di non farcela guarda su, e pensa a queste parole. Non sei sola.>>

L’ultima frase fu detta in maniera decisa. Cielo. Azzurro. Calma. Stelle. Tante. Brillano. Una mano stringe la mia..

<< Andrà tutto bene.>>

Sentirsi a casa. Cosa nasconde questa affermazione? Riposo, intimità, libertà? No. E’ quando sai di aver trovato due occhi che sanno guardare fino in fondo al tuo animo serrato. E’ lo stupore di vedere i tuoi pensieri scivolare senza parlare nella sua bocca, come se da sempre fossero stati lì. E’ una voce che sa essere la ninna nanna dei tuoi mostri, e l’incitamento del tuo io eroico; ma anche il sollievo alla sua solitudine, perché si dice che gli eroi siano spesso soli.

Il tempo poi, cambia tutto. Ma la nostra memoria non dimentica. Ed è in un ricordo che rimane una parola sola, fissa, lucente: casa.

 

In poche parole quel giorno, come pochi in tutta la mia vita, io mi sentii a casa.

 

 


“E’ solo la mancanza”

Secondo te se un condannato venisse trafitto da una spada potrebbe continuare a confessare i suoi segreti?

La notte è buia più del solito, in quest’ora. La luna non illumina i sentieri, e i fiammeri sono stati venduti per accendini che non funzionano.

Pensi che il dolore non sia vero quando non è il tuo?     

E’ una mano che accarezza lentamente il tuo collo. E’ un gesto veloce come lo scatto di un serpente. Il respiro si blocca, il dolore si accentua.

E’ solo un brutto sogno, non credi?                         

Respirare, nessuno te l’ha mai insegnato davvero. Ci provi veramente solo quando un ginocchio preme sul tuo petto. Respiri ma non è aria.

E’ solo un brutto sogno, svegliati.  

Acqua. I miei occhi nuotano nell’acqua. Respiro a stento, e dalla tv ho imparato che gli abissi sono sempre bui. E se non c’è il sole, non ci sarà la luna. Non ci sarà la pioggia.

“Piove perché non sei, è solo la mancanza, e può affogare”.

Pioggia e abissi. Non trovo più l’orizzonte per distinguerli. Ti entrerebbe nella pelle, nella carne, nelle ossa, questo freddo, se tu le avessi. Non sono.

Cosa sei?

Sono quello che mi manca. Mentono quando ti raccontano che togliere qualcosa porta il peso complessivo a diminuire. Dipende da cosa misuri. Se togli, a volte, aumenta. Se aggiungi, di solito, anche.  E puoi affogare.

Pensi che se qualcosa trapassasse il mio cuore  potrei ispezionare lucidamente i miei sentimenti? 


L’antico edificio

Ti ho osservato dall’alto, nel tuo silenzio imponente. I colori scemavano, impallidendo i tuoi tratti, ma prima un ultimo fulgido orgasmo di colore brillava illuminandoti.

Ogni angolo un ricordo.
Quelle foglie un abbraccio.
E le nespole rubate a nessuno, fresca rugiada.

Ho compreso Ulisse, e il tuo richiamo mi ha portata a vagare sperduta sulla cima del mondo. Sperduta non ero, o forse lo sono sempre stata.

I tuoi occhi come le nespole acerbe.
Lontani brillano.
Le tue mani come rami in autunno.
Pungono.

Il tuo silenzio e il mio silenzio, uniti per sempre, hanno tatuato il mio cuore di un momento eterno.


Cercami

Dietro gli angoli che non spolveri,

dove i ricordi rimangono intatti.

Tra le mura di vecchie città,

quando la sera passeggerai tra i tuoi pensieri.

Abbracciato a lei che ride,

quando il silenzio attorno è lusinghevole.

Tra le pagine di un vecchio libro,

dove incontrerai per caso una mia parola.

 

Non cercarmi,

la taglia sulla tua testa è ancora fresca.

I portici termineranno il loro percorso,

e la pioggia non potrà più proteggerci.

 

Cercami veramente.

 

Ma senza farlo davvero.

 

 

 


Ricordo. Presente.

Dove trovarti?

Dove cogliere quel calore che ti appartiene

e in ogni momento sfugge?

Nei ricordi di bambina,

eri un’ombra sotto il fico.

La promessa della pioggia dopo il sole,

del dolce dopo il pranzo.

Adesso sei la polvere che si posa sui miei pensieri.

E il vento che graffia.

E il sole che brucia.

E il tuo sguardo accigliato.