L’antico edificio

Ti ho osservato dall’alto, nel tuo silenzio imponente. I colori scemavano, impallidendo i tuoi tratti, ma prima un ultimo fulgido orgasmo di colore brillava illuminandoti.

Ogni angolo un ricordo.
Quelle foglie un abbraccio.
E le nespole rubate a nessuno, fresca rugiada.

Ho compreso Ulisse, e il tuo richiamo mi ha portata a vagare sperduta sulla cima del mondo. Sperduta non ero, o forse lo sono sempre stata.

I tuoi occhi come le nespole acerbe.
Lontani brillano.
Le tue mani come rami in autunno.
Pungono.

Il tuo silenzio e il mio silenzio, uniti per sempre, hanno tatuato il mio cuore di un momento eterno.

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