Farneticare come in una canzone.

Avevi bisogno soltanto di qualcosa che ti riempisse un vuoto, una distanza, un incrocio di sguardi e di cuori non avvenuto per 10 secondi di ritardo. Le mani te le hanno concesse per scrivere, per mangiare, non per stringere altre mani. Le parole, usate solo come scuse, come addii, come scudi e protezioni, non per rassicurare, per riscaldare. Parole, sono quelle che mancano spesso. Al loro posto ti vorresti gridare. Cosa grida una parola?

Vorresti scappare. Dove andiamo? Hai lasciato i tuoi bagagli in giro per le strade. Ci sono pezzi di te in giro per le città. Non puoi andare, non sei intera. Ma non puoi restare. Il vuoto non riempito, quelle distanze non accorciate, e quel freddo micidiale ti intorpidiscono le membra. Moriresti, se non fosse per quella lucciola verde che scivola accanto al tuo orecchio.

Guardi i puzzle appesi ai muri e guardi te allo specchio.

Guardi i puzzle dentro le cornici e guardi te dentro uno specchio.

Guardi i puzzle dentro casa tua e guardi te che non hai un posto dove respirare.

E vuoi scappare. Ma non hai una casa dove andare, dove sorridere senza pensare. Dove tu non sei più il personaggio sbagliato in un libro di storie in cui ognuna vale qualcosa.

Voglio scappare. O soltanto camminare ancora un po’ senza fermarmi.

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