Archivi del mese: agosto 2014

Solo nomi. Solo ricordi.

Siamo ricordi ogni minuto che avanza. Un peluche a terra con il naso rotto. Un nascondiglio dietro un letto, per non sentirmi, per non toccarmi. La paura di vedere rubato ciò a cui teniamo di più. La paura di non essere mai abbastanza. La paura di percepire un pianto lontano. Siamo ricordi, non puoi evitarlo. E il tuo mi sta stretto attorno al collo. Come una maledizione. Siamo ricordi durante i primi passi, alle prime parole. Una coccinella che vola via. Un pomodoro rosso come il sangue. Un prato di grano. Una culla in mezzo al verde. C’era una penna, un panettone. C’era scoprire le lettere, e poi usarle. Ci sei tu che sembri esserci sempre stato. C’era un quaderno, un letto e una coperta. C’è un sorriso, e qualche lacrima. C’era una bambina che non vuole giocare, che ha paura, che non sa parlare. C’eri tu che mi stringevi.  C’era. C’è. Ma subito dopo di nuovo c’era. E non è una favola, non lo è mai stata. Ci hanno insegnato il nostro nome, che ripetiamo come una preghiera, per sentirci ancora vivi su questa terra. Ma un nome è solo un nome, alla fine. E tu continui ad essere tu, nonostante il tuo nome. Esso, in quanto semplice nome, non racchiude l’essenza della cosa, ma rimanderà a quella particolare essenza vista con i tuoi occhi. Rimarrà solo un ricordo con il tempo, e noi non possediamo che ricordi e nomi. Il tuo nome sarà confuso con un altro. Ma la tua essenza sarà quella di una rosa: qualunque nome essa avrà, il suo dolce profumo non muterà sostanza.  Saremo nomi, soltanto nomi. E con essi saremo ricordi.

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Aneliamo alla (ir)realtà.

<<Non sono reale.>>

<<Vuoi davvero crederlo? >>.

<<So che devo. Nel momento stesso in cui apri gli occhi ti accorgi di non riuscire più a sospirare a causa della mancanza di ossigeno. La stanza è più buia. Dieci lunghissimi secondi bastano per riprendere il controllo di te stessa. Sospiri come chi ha concluso una lunga camminata sulla luna. Ma il mondo continua ad essere buio. Forse perché i tuoi occhi non vogliono più guardare quello che non possono avere. Forse perché quando ciò che ti circonda si restringe attorno a te tutto diventa indistinguibile, una massa informe di colori che alla fine tende al nero, al nulla. A ciò che sei ma non vorresti essere.>>

<<Ma continui ad essere reale.>>

<<Hai mai provato a guardare per un’intera giornata le puntate del tuo telefilm preferito? O a immaginare continuamente ad occhi aperti? Ad un certo punto perdi il contatto con la realtà. Non sei più tu. Lo sei come carne, come sangue, come ossa, come nome, come particolare, come token. Ma non più con i sensi e la percezione. Non più con il cuore. Ascolti ma non senti davvero. Guardi senza vedere. La parte più fragile di te stessa è avvolta in calde coperte di lana che filtrano il mondo che ti circonda. I tuoi stessi pensieri arrivano diluiti lì dove potrebbero fare più male. Sei come disciolta in un liquido primordiale che ti culla tappandoti le orecchie, gli occhi. Soffocando il cuore per non farlo soffire ancora.  E se perdi il contatto con la realtà, diventi meno reale. Diventi un sogno, un’utopia. >>

<<Ho l’impressione che quello che descrivi sia un po’ come scappare..>>

<<Forse non ti sbagli. In fondo chiudere gli occhi davanti la realtà è come scappare. C’è solo una piccola differenza. Questo è peggio.>>

<<Credo di capire il perché. Se scappi sei tu, sei vera. Sangue o sorrisi, li senti nella loro pienezza.>>

<< Esatto. Se non scappi e ti illudi in altro modo ogni volta che quella coperta cade a terra non riesci a sospirare, a respirare. Ed è in questi intermezzi che hai l’impressione di inghiottire solo aria che ha la forma di milioni di chiodi.>>

<< E allora se fa così male perché vuoi continuare a non sentirti reale?>>

<<Quando inizi a rotolare verso il basso la velocità e la diminuzione di attrito prendono il sopravvento su di te. Difficilmente riesci a fermarti. E poi è sempre più comodo stare tra le parentesi, dietro il sipario, in un bar a temporeggiare, non pensi?>>

<<Ma sai anche che tutto questo non può renderti felice, no? E’ sola una pausa. E comunque un modo per scappare, per non affrontare il tempo che ti sta crollando addosso.>>

<<La felicità non esiste Renè. La felicità è uno stato d’animo, transitorio ed effimero come questi discorsi.  So che non è giusto raccattare tutto ciò che si sente e ripudiarlo in un angolo. So che non fa bene vivere avvolti in un mantello di ovatta. Lo so. Fa più male. E, vuoi o non vuoi, rimani bloccata in un loop infinito, in una stato di ibernazione che non permette quel miglioramento necessario solo a te stessa… Ma come fai a fermare una valanga che avanza sempre più velocemente?>>