Incespicare farfugliando.

Pugni contro un muro,

contro la luce di questa stanza buia.

Libri sparsi a terra senza un disordine coerente.

 

Siamo quello che resta dei nostri corpi spezzati,

dei nostri sguardi non incrociati,

delle nostre mani solitarie.

Siamo il sangue che scorre nelle vene,

e che fermandosi raggela il respiro.

 

Tu sei sempre tu,

ma io non riesco ad essere più io.

E’ la testa che cade tra due braccia che sento estranee.

 

Sei una musica che non sento,

uno sferragliare di metallo.

E’ il suono di un ingranaggio bloccato,

inceppato come questo cuore che non sa più come gridare.

 

C’è un’armonia che non riconosco,

confusa tra le fronde di un ulivo aspro.

E’ un uccello che canta

prima di cadere preda di un cacciatore.

 

Sei la mia speranza svanita,

il nero dei miei occhi dai mille colori.

 

Sono il coraggio che manca.

 

Un passo ancora ed è finito il mondo.

Un passo ancora da questo sangue testardo

che mi trattiene in un limbo pericoloso.

Un passo ancora.

E mi libero di te.

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