Settembre, sempre.

Decadenza.

E’ il sentimento di un settembre nascosto dal mondo. Il tuo corpo, mosaico di cellule, ha utilizzato una colla troppo scadente per mantenere l’illusione di compattezza ancora a lungo. Perdi pezzi, ogni giorno. E questa volta puoi sentirlo. La tua immagine allo specchio non è più quella di ieri. Ma è esistito davvero un giorno chiamato ieri? Crepe allo specchio. Crepe sul tuo viso. Buchi neri fissano il riflesso che non sembra più appartenerti.

 Rovine.

Sono l’elogio alla maestosità, al ricordo, al coraggio. Tu cosa sei? Nessuna poesia tesse un elogio al rottame che sei diventato. Solo un pazzo udirebbe una Musa in una discarica abbandonata.

 Regressione.

Ogni mano che osservo tende in avanti. Allora perché i tuoi piedi marciano indietro? Il tuo viso da bambino stanco si guarda guardarsi. Non è il passato che vuoi, non è il futuro che vedi. È il presente che senti, è il suo odore di andato a male che riempie ogni tuo interstizio libero.

 Ripudio.

Vorresti muoverti ma non puoi. No. Potresti muoverti ma non vuoi. Troppo vecchie le tue gambe. Troppo stanchi i tuoi sogni. Non sai più camminare. Non osi più mostrarti al sole perché temi di essere troppo buio per lui.

È vergogna quella che tieni stretta tra le mani?

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