Archivi del mese: ottobre 2014

Due vite

Dov’è un posto caldo adesso? Il tempo ha spazzato via i rifugi, e il tuo corpo è scisso tra due momenti. Separati gli affetti, una coperta rovinata non basta a riscaldare le mani. Viviamo due vite, ogni giorno. Una è persa tra i ricordi, quella dimensione al riparo dal tempo umano che invecchia a modo suo, rielaborando gli attimi con l’aiuto della fantasia.  L’altra è questa che vedi, tesa a guardare l’orizzonte in cerca di qualcosa, in balia degli agenti atmosferici che rendono il tuo corpo insensibile.  Hai desiderato la pioggia per spezzare quel cielo azzurro, sereno, felice, troppo. Hai bramato il freddo affinché potessi percepire calore. Ma adesso la pioggia non riesce a dissetarti, e il gelo non sa ricordarti cosa si prova nel sentire calore. La tempesta è arrivata, ma non sei sicuro sia stata quella vera. Ce ne sarà una più grande che spezzerà la tua mente fino a farne tremare la lucidità. Questa ha solo scosso le tue fondamenta lasciandoti in una caverna a tremare e a non capire perché il mondo guardato con gli stessi occhi è più grigio. Le ombre si addensano durante la notte, è una stupida melodia non basta a tenerti compagnia quando il mondo fuori urla che ha tutto quello che serve per andare avanti. Il tuo treno si è rotto per strada, e la porta di casa sembra bloccata da petali di piombo. Andare avanti è sempre dura quando non sai come farlo.

Viviamo due vite, ogni giorno. Una è nella pace, nella nostalgia, nella dolcezza, nell’adrenalina, nel possibile. L’altra è nella solitudine, nella ferita, nella corsa contro il tempo, nelle emozioni spente, nel grigiore interrotto da sprazzi di luce sempre più rari. Una è quella finta, l’altra è vera. Ma quella vera sta diventando l’ombra di quella finta, che anela a spegnere il tempo umano per scappare nella dimensione fittizia, che desidera la notte per sognare ancora.

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Dettagli

Fiocchi di pensieri cadono tentennando nel dubbio del volo continuo o dell’immobile stasi.

Voli di colibrì affaticati ronzano distratti.

Uno donerebbe ali di cera per vagare in una boccia.

L’altro porterebbe la macchina di questo corpo a camminare arrugginita.

Oscillando tra questo e quello sonnecchio nella gabbia di te stessa,

temporeggiando tra la coltre di neve che pare riempire ogni parete libera da colibrì colorati.

Ma anche i più ostici labirinti nascono con il seme della salvezza.

In questa foresta di lenzuola bianche potrei girarmi e vedere il tuo volto.

In questo gioco del silenzio, dove il mondo ovattato è il mio vestito,

potrei sentire la tua mano che rassicura la mia.

Come se il tempo non passato insieme si fosse arreso.

Come se fosse stata solo una prova per vedere come era voltarmi, ma non vederti.

Il mio mondo ovattato dura di notte,

quando tutto è concesso a chi è un sognatore.

Il “potrei” potrebbe avverarsi se gioco bene i miei tre desideri.

Ma c’è solo un dettaglio da tenere in considerazione: io senta te posso stare bene.

E per me i dettagli sono fondamentali.