Lettere d’inverno

Caro O.

vorrei chiederti una cosa. Forse è una domanda sciocca. Ma chi decide cosa è sciocco e cosa no? Appesa a un filo del mio cuore, è una domanda che dondola costante…sei felice? Lo so che la felicità è solo uno stato d’animo transitorio. So che è aria, so che è impalpabile. Ma so che sai cosa intendo, in fondo. Tutto quello che siamo, tutto quello che possediamo, viene spinto da noi verso quell’ orizzonte che abbiamo imparato a riconoscere come “felicità”. Magari è solo una zona, non una linea. E in prossimità di essa puoi già percepirne l’odore di fragole mature e girasoli luminosi. Ecco. Mi piacerebbe sapere che puoi sentirlo, quell’odore. Forse per te più vicino al profumo che fa la ginestra dopo il vento dell’ Etna.

C’è tanto su cui lavorare, tanto su cui non cadere. Eppure sento che, forse, l’unica persona davvero razionale eri tu. Ed è attraverso quella razionalità, quel tuo modo di riportare i giganti nelle loro isole e le formiche nelle loro tane, quell ’evitare le zoomate grottesche, insomma, è attraverso quello che sei e quello che sai che riuscirai a sentire l’odore dei nostri fiori, che adesso sono solo tuoi.

In questo mondo non si può perdere il senso delle cose perché il mare si è fatto troppo grande, e affogare troppo semplice. Ma ho fiducia in te, involontariamente. È strano pensare tali pensieri, sai? Le mie certezze sono diventate così poche, e mi stupisce come una di queste riguardi ancora te. È come se il tempo avesse sedimentato tutto quello che ho imparato osservandoti, granello per granello, creando un sassolino che tengo come una pietra preziosa, a volte benedetta, altre volte maledetta, persa tra qualche piega dell’anima. Ma è lì, smarrita e irrecuperabile, quasi a far parte di me fino all’eternità. E in virtù di tutto questo e di ciò che è stato, di ciò che sei e che hai lasciato che, ecco, vorrei fossi felice, tutto qui. E soprattutto vorrei che non dimenticassi chi sei. Che ti ricordassi di non dimenticare di essere te stesso, ovunque sei. Umano troppo umano, umanamente parlando. Ma munito di bussola, per non perdersi in questa nebbia. E, in conclusione, da amare fino all’ultima goccia, perché alla fine saprai ricambiare anche per quelle gocce inesistenti.

Tuo,

E.

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