Archivi del mese: maggio 2015

Meno male che c’è la fede

Meno male che c’è la fede, diceva.

C’è vento fuori, ma dentro si soffoca. Gli sguardi della gente erano rivolti verso diversi punti della stanza. Qualcuno parlava sotto voce, qualcuno ridacchiava, qualcuno sussurrava. Le mia gambe erano intorpidite dalla posizione presa mezz’ora prima e dimenticata lì sul pavimento. Meno male che c’è la fede. Mi scuoto a questa frase. A cosa crede la gente che crede, mi chiedo. Affidarsi a un essere superiore, causa e fine delle nostre azioni, deve essere rassicurante, la cuccia calda di un’ideologia, la ciotola con il cibo e l’acqua sempre fresca. Come crede la gente che sa credere, mi chiedo. Accettare il mondo così com’è non deve essere semplice, ma se ce la fai puoi guardarlo con occhi più sereni.

Senza fede, no, che vita è, aggiungeva.

Mi guardo attorno. Quante di quelle persone credevano? Forse tutte, forse in fondo in fondo nessuna. La fede è quella che hai nei momenti felici, ma in quella meno felici vacilla, trema, si interroga. Ma sopravvive sotto forma di speranza. E allora forse in fondo in fondo nessuna, ma forse alla fine un po’ tutte. A cosa crede chi non crede, mi chiedo. A cosa credo, mi chiedo. Agli sguardi della gente che crede, a loro credo. Ma al mio sguardo, ci credo? Chi non crede ha il peso dei suoi errori, e nessuna ciotola dove rinfrescare la lingua. Ha la stanchezza di sapersi metà uomo metà errore, senza un nome adatto per potersi indicare. Ha nelle orecchie le loro parole, filastrocche sempre uguali dai finali un po’ tristi. Ha la paura di non poter amare, perché si è sempre un po’ imperfetti, un po’ inadatti, un po’ stanchi, ma anche troppo zitti, troppo invisibili, troppo lontani. Ma una cosa a cui crede chi non crede alla fine c’è: credere che presto crederà a qualcosa.


Vorrei

Vorrei salutarti ogni giorno con un sorriso

abbracciarti ogni secondo con uno sguardo

farti sentire il sapore del vento il profumo del cielo il borbottio del mare.

Dirti che ballare sotto la pioggia è possibile se chiudi l’ombrello,

e che dormire dentro il grano è un sogno da non abbandonare.

Cullare le tue paure dentro cieli di nebbia

così che dimenticarle lì non sarà poi così difficile.

Regalarti un soffione da far volare dentro

insieme alla certezza che il tuo passo sarà saldo

e non soltanto sulla terra ma anche tra quelle funi.

Spiegarti che i punti è bene usarli, ma senza esagerare.

E che le virgole e i punti e virgola lasciano porte aperte all’infinito.

Che c’è bellezza anche nel dolore

che c’è bellezza dentro ogni tuo sguardo.

E infine sperare

perché è quello che a volte ci rimane.

Sperare che proprio quello sguardo venga preservato.