Archivi del mese: settembre 2016

Lucciole

Ci sono dei film che non sono un capolavoro del cinema, ma che riescono a rimanerti per un po’ conficcati nell’animo. Ti parlano di amicizia che dura nel tempo, di amore che non riesce a non crescere, di attimi che passano incastrati al contrario, di destino, di consapevolezze, e di persone inseparabili ma costantemente separate. Tutto questo mix, forse un po’ banale, o scontato, ti passa davanti agli occhi e stranamente, e forse non così tanto, ti tocca. Lo confesso. È la seconda volta che lo rivedo dopo un paio di anni. Mi sono chiesta il perché e credo di averlo capito. Troppe volte ci complichiamo la vita con domande che non troveranno risposta, con ragionamenti che non riescono a terminare nemmeno i propri presupposti, troppo spesso restiamo fermi a fissare muri cercando sensi che non esistono. Troppe volte ci perdiamo. Troppe volte mi smarrisco in un respiro, in un tramonto. E altrettante volte dimentico come si fa a sognare, ad alzarsi e a combattere. Così, è in questi momenti che desideriamo qualcosa che ci entri dentro e che ci faccia sperare in qualcosa di bello. E non la speranza di un regalo fatto da un ipotetico futuro che potrebbe cambiare, ma la speranza di un regalo che noi facciamo a noi stessi nel saper capire cosa è davvero importante, saper capire chi siamo, cosa vogliamo e cosa potrebbe renderci felici. E forse il punto è questo. La felicità è come una lucciola che sfugge alle nostre strette e che poi si spegne lasciandoci nel buio fino a quando in un altro punto del sentiero non se ne scorge un’altra. Tutto ciò altro non è che la danza che chiamiamo vita. Ho capito che è proprio questa la verità che mi piacerebbe dimenticare quando riguardo un film. Anche se per poche ore, sognare che tutto è lineare e semplice.
Anche se per poche ore, dimenticare le lucciole e non provare i passi di danza

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