Dover essere o non dover essere

Doveri. Ne abbiamo tanti, forse troppi. Intrappolati in mosse prestabilite, calendari già scritti, scacco matto al re, le giornate appaiono già vissute nella loro organizzazione. S(t)iamo diventando macchine preordinate a fare ciò che è giusto fare. Ma cosa è giusto fare? Portare avanti la propria vita costruendo fili che corrano verso gradini di una formazione che è “di moda”, che ci dia una sicurezza sociale, un posto nel mondo in cui sentirci nel giusto.
Ma il giusto chi l’ha deciso?
Sono obblighi, doveri, troppi, tanti, miliardi.
Ma a sbagliare chi ci pensa?
A sognare chi ci pensa?
A seguire il proprio istinto, chi ci pensa?
Avrei voluto svegliarmi stamattina solo dopo averne avuto abbastanza di dormire.
Avrei voluto sognare ancora, perdermi nelle dimensioni oniriche che non riusciamo mai a possedere fino in fondo. Avrei voluto ascoltare musica a palla e cantare anche se sono stonata. Avrei voluto guardare quell’anime che mi piace tanto e che mi fa pensare a te che ormai non ci sei più.
Non avrei voluto chiamarti, ma l’ho fatto perché “era giusto così”.
Avrei voluto rimanere ferma, immobile, riposare le mie gambe che non riescono più ad andare a pari passo con questa vita che soltanto a tratti abbiamo scelto noi. Avrei voluto fare un’ anti-rivoluzione e sedermi a terra, aspettando che il tedio verso la vita fosse scivolato via da solo.
Avrei voluto seguire il mio istinto, anche a costo di farmi guidare verso un’immobilità che è uguale alla morte, ma preferibile a questo sentirsi perennemente in due luoghi, qui e altrove. E l’altrove non c’è.
Avrei voluto tante cose, ma abbiamo doveri e obblighi ogni giorno. Ma quei sogni che ormai non riesco più a capire mi hanno portato a intuire che il vero motivo per cui a volte vorremmo fermarci per morire un po’ nella stasi è che, in mezzo a tutti questi doveri, abbiamo dimenticato cosa vogliamo davvero e chi siamo. Ma forse non lo abbiamo mai saputo. E se ricordare ciò che si è dimenticato è difficile, ricordare ciò che non si è mai saputo è assurdo. Sul fondo di questo sproloquio di parole è una verità acidula questa, ma almeno è l’unica cosa che so, per ora.

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