C’era una volta…

Ricordo che durante i nostri discorsi superficiali riusciva a far sbocciare frasi serie, dal nulla, che in un modo o in un altro aderivano perfettamente a quel discorso. E un giorno mi disse questa cosa della gente. La gente si cerca. E si trova. Ma riesce a farlo un po’ come le formiche che lasciano un odore, una scia, un indizio. Non devi essere della stessa pasta dell’altro per trovarlo, ma devi avere qualcosa, qualcosa che non tutti hanno. E allora, come se il mondo fosse logico così, riesci a trovare con una facilità quasi mostruosa un gruppo. Il gruppo di quella scia, di quell’indizio. Tutti diversi tra loro tranne una cosa, una sola cosa, un filo in comune che li lega stretti. Un odore che li accomuna, una bellezza delicata che li unisce. Trovare quel filo è forse la cosa più complicata che esista. Capita però, mi disse dopo, che esistano persone con pezzi mancanti, incapaci di seguire l’indizio, l’odore, la scia. Un po’ come una formica che perde la capacità di sentire i suoi simili, perde l’olfatto, e spaesata vaga senza meta, sola, alla ricerca dell’indefinito. Così fanno certi individui. Sono incapaci di trovare il loro gruppo. Dentro loro manca un ingranaggio che li conduce al gruppo zero. Anzi uno. Lui e nessun altro.

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